Turismo in Calabria

I Vattienti di Nocera Terinese e i Battenti di Verbicaro

I Vattienti di Nocera Terinese e i Battenti di Verbicaro

"Il rito dei Vattienti a Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, si svolge ogni anno, il sabato che precede la Pasqua di Resurrezione."

Il Rito dei Vattienti a Nocera Terinese - Tradizioni pagane che si mescolano ai riti religiosi della Settimana Santa di Pasqua in Calabria

Ci sono dei luoghi in Calabria, dove il tempo sembra essersi fermato, basta un attimo per ritrovarti ad osservare tra le mura dei piccoli borghi, scene che si ripetono da tempi lontani, scene che non immagineresti, scene macabre e suggestive, scene fuori dal tempo, che hanno origine in tempi lontani, tempi in cui forse era normale percuotersi a sangue per espiare una colpa o un peccato, tutto questo oggi pare assurdo e strano, eppure nulla è riuscito a fermare un rito tanto strano quanto antico, e forse ritenuto dai più superato, non al passo coi tempi, col mondo tecnologico che ci circonda e ci ruba ogni attimo della nostra vita, ma fino a quando ci sarà ancora un Vattiente a Nocera Terinese, o un Battente di Verbicaro, il nostro passato sarà il nostro presente, e lo potremmo vedere oggi come fosse ieri, in un mondo che stride con quei strani modi di fare e di comportarsi da uomini più che di fede considerati primitivi. Ed è in particolari periodi dell’anno, che a Nocera Terinese è possibile rivivere il rito dei Vattienti, e a Verbicaro quello dei Battenti, eventi che sono tipici di epoche lontane, e ci fanno vivere emozioni forti e contrastanti, tipiche di epoche remote, come le atmosfere dell’epoca medioevale. Il medioevo è conosciuto come un'epoca di barbarie, e lotte sanguinarie, ma non è certo il sangue di quelle barbarie che scorre a rivoli, oggi, nella settimana Santa della Pasqua di Resurrezione in Calabria, ma è il sangue di alcuni uomini, che si flagellano durante lo svolgimento di un rito che ha origini proprio nel medioevo, con il rito dei disciplinati. Il rito dei Vattienti, o Battenti che significa flagellanti, è svolto da degli uomini comuni, che in questo particolare periodo, decidono di compiere questo rito perché hanno qualcosa da espiare, per sé stessi o per altri, o che intendono con il loro sacrificio ottenere un voto.

Il vattiente di Nocera Terinese indossa degli abiti scuri, ha una maglia nera e un corto pantaloncino, che gli lascia scoperte le gambe dove si flagellerà a sangue, sono rossi invece per il battente di Verbicaro. Si tratta di un rito religioso cristiano, con sfaccettature pagane, qualcuno ci vede anche i segni di quelle barbarie che contraddistinsero l’epoca medievale. Le prime testimonianze storiche sullo svolgimento di questo rito risalgono al 1618. Da allora il rito, che in molti altri paesi è scomparso, resiste a Nocera Terinese, in provincia di Catanzaro, ed anche a Verbicaro in provincia di Cosenza, sfidando persino la Chiesa che più volte ne ha proclamato il divieto.

Il rito si svolge a Nocera Terinese ogni anno, durante il sabato che precede la Pasqua, ed avviene contemporaneamente alla processione della Madonna Addolorata, con un corteo che segue la statua lignea raffigurante la madre di Cristo, e i Vattienti che inseguono.

A Verbicaro il rito dei Battenti si compie invece il Giovedì Santo, cambia il giorno, ma non le modalità di svolgimento del rito.

Gli strumenti con cui il vattiente dà luogo al rito sono il cardo e la rosa. Il cardo è costituito da un pezzo di sughero in cui sono inseriti 13 pezzi di vetro appuntiti che simboleggiano i dodici apostoli e Cristo, con questo si percote le gambe e le cosce che inevitabilmente iniziano a sanguinare. La rosa è un pezzo di sughero ben levigato e viene usato prima del cardo per preparare la pelle, con diversi i colpi, a ricevere le ferite procurate dalle schegge di vetro e poi per macchiare con il sangue, le mura e le porte delle case attraversate dalla processione, segni che rimarranno fino a che la pioggia non laverà via il sangue.

Il Vattiente è accompagnato da un ragazzino, l’Acciomu, dal latino Eccio Homo, che cammina dietro al vattiente, unito a lui con una corda. L'Acciomu indossa sui fianchi un lembo di stoffa rosso che gli arriva alle caviglie e porta la Croce rivestita di tessuto rosso che rappresenta la figura e il sacrificio di Cristo.

I vattienti camminano per il paese, battendosi prima davanti alla propria casa e poi davanti alle case di amici e parenti e i sagrati delle chiese e davanti alle icone votive, fino a raggiungere la alla statua della Madonna dell’Addolorata. Nel loro giro di espiazione sono accompagnati da parenti e amici che bagnano le loro gambe con infusi di vino e aceto che portano in un bidoncino. In questo modo, prevengono sia possibili infezioni che la formazione di coaguli, per lasciare che il sangue scorra in modo più fluido, che unito al vino sembra sgorgare più di quanto non sia in realtà, sicuramente scene d'altri tempi e molto suggestive che richiamano un folto numero di turisti per la particolarità dell'evento, forse non adatto ai deboli di stomaco, ma vedere il vattiente all'opera non è poi così semplice, nel suo giro per il paese è sempre spinto da una frenetica corsa, un'impresa stargli dietro, magari sarà più comodo fermarsi in un punto dove passerà di certo, se non si vuol perdere la possibilità di vederlo mentre compie il suo rito, magari davanti a un'icona votiva. Il vattiente, dopo aver pregato e concluso il rito davanti alla statua della Pietà, ritorna nelle propria casa per ripulirsi e tornare vestito di tutto punto a prender parte con gli altri alla processione che si svolge per diverse ore, sin dalla mattinata del Sabato Santo a Nocera Terinese.

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L'Acciomu legato al Vattiente che si percuote con il Cardo Il sangue fuorisce dalle ferite che il Vattiente si procura in segno di espiazione Il Vattiente seguito dall'Acciomo con la croce e dall'amico che porta una mistura di vino e aceto per lavare le ferite Il Vattiente vestito di nero si percuote per procurarsi ferite sanguinarie La Statua della Pietà, o dell'Addolorata in processione a Nocera Terinese
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